28.04.2014 19:20

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

 

Nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori italiani. Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove frequentò l’Università ed entrò in contatto con la cultura francese ed europea. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, tornò in Italia si arruolò volontario e combatté come soldato semplice sul Carso. L’ esperienza della guerra lo segnò profondamente : capì infatti la sua assurdità e la necessità di una solidarietà umana che andasse al di là delle nazionalità. Le sue prime raccolte di poesie, che risentono di queste sue riflessioni, sono “Il porto sepolto” e “ Allegria di naufragi”: Dal 1818 al 1821 visse di nuovo a Parigi e quindi a Roma, dove lavorò presso il Ministero degli esteri e svolse anche l’attività di corrispondente dall’estero di vari giornali. Nel 1936 si trasferì a San Paolo, in Brasile, per insegnare letteratura italiana in quella Università e in questo Paese rimase fino al 1942 ; il periodo della vita a San Paolo fu segnato dalla tragica morte del figlio, che sarà poi rievocata nella raccolta “Il dolore”. Dal 1942 in poi insegnò letteratura moderna e contemporanea all’Università di Roma. Morì a Milano nel 1970. Tutta la sua opera fu pubblicata nel 1947 con il titolo di “Vita di un uomo”.

 

 

 

La poesia di Ungaretti rifiuta sia le regole tradizionali della poesia lirica sia il linguaggio pieno di enfasi retorica  tipico  di alcuni poeti del suo tempo.

Essa si caratterizza per l’esaltazione della parola che viene isolata ed esplorata nella sua essenzialità espressiva mettendola in relazione, liberamente, con altri termini, attraverso un gioco di associazioni e di analogie.

Ungaretti stesso parla di “poetica della parola” : frutto di una lunga e dolorosissima riflessione, la parola concentra nella sua essenzialità tutto un mondo. Essa è così piena di significato da potere costituire, da sola, un verso intero. Il verso, dunque, diventa sempre più breve, si frantuma, la punteggiatura scompare, prevale l’uso del verso libero ( non regolato da regole metriche) La sintassi è scandita dagli “a capo” dei versi, dallo spazio bianco della pagina che dona ancora maggiore risalto alle parole.

In questo modo la poesia è in grado di comunicare in modo immediato la realtà più profonda delle cose.

La poesia di Ungaretti viene definita “pura”, ermetica, perché non descrive, non narra, non spiega, ma trova nella parola, nella sua musicalità, nel suo ritmo la capacità di evocare immagini, realtà, sensazioni, sentimenti.

Nelle sue poesie , attraverso la rievocazione dell’esperienza individuale, autobiografica (in particolare delle vicende legate alla guerra) il poeta esprime il destino stesso dell’uomo, il sentimento della caducità della vita, il dolore, la sofferenza, il senso di fratellanza che unisce gli uomini accomunati dal medesimo destino di sofferenza e morte.

Ungaretti avverte la sua vita e quella degli uomini del suo tempo come la condizione dell’”uomo di pena”, ma accompagnata da uno straordinario slancio vitale, da un coraggioso  sforzo di sopravvivenza che ad essi  donano l’illusione, la forza ed il coraggio di vivere.

 

 

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