I moti carbonari del '20-'21 e '30-'31
IL RISORGIMENTO
Seguire le tappe storiche che hanno portato all’unità d’Italia vuol dire ripercorrere un cammino costellato di sofferenze e sacrifici, di grandi ideali e di durissime lotte .
Un percorso lungo e faticoso, che si snoda lungo un arco di cinquanta anni a partire dal 1815, quando a Vienna i rappresentanti delle maggiori potenze europee si riuniscono per restaurare il potere assoluto e cancellare fin le tracce della rivoluzione e dell’epopea napoleonica.
Dovunque, però, si faceva ogni giorno più forte l’esigenza di libertà ed il desiderio di indipendenza e , con gli ideali romantici, si andava diffondendo anche il convincimento che gli abitanti di ogni territorio nel quale si parla la stessa lingua e si seguono le stesse abitudini e tradizioni avessero diritto all’unità ed all’indipendenza della propria patria.
In tutta l’Europa, in questo periodo, i patrioti studiavano il modo di ottenere dai sovrani una Costituzione , vale a dire un insieme di leggi che limitassero il potere del re e garantissero i diritti civili e politici ai cittadini. Essi erano costretti a riunirsi segretamente dal momento che non era concessa loro la libertà di manifestare pubblicamente le loro idee politiche.
I moti del ‘20/’21 e del ‘30/’31
Dovunque scoppiarono rivolte contro il potere assoluto dei sovrani : nel 1820 in Spagna un gruppo di ufficiali che dovevano imbarcarsi a Cadice per domare con la forza una sommossa di coloni nell’America del Sud, si rifiutarono di partire se prima il re non avesse concesso al Paese una Costituzione.
La rivolta si estese presto a molte altre città spagnole ed il sovrano si vide costretto a cedere alle richieste dei suoi sudditi.
Seguendo l’esempio della Spagna anche nel Regno delle due Sicilie fu organizzata una sollevazione guidata da due sottotenenti dell’esercito borbonico : Giuseppe Silvati e Michele Morelli.*
Essi avevano aderito alla Carboneria e dopo avere fatto insorgere la guarnigione che si trovava a Nola si diressero a Napoli, dove il comando della spedizione fu preso dal generale Guglielmo Pepe*.
Il re Ferdinando I* fu costretto a concedere una Costituzione simile a quella spagnola e dovette giurare di rispettarla.
In un periodo di governo autoritario ed assolutistico, in cui i sovrani di tutta l’ Europa erano attenti a non perdere le loro prerogative, ottenere una Costituzione era il sogno di tutti i liberali perché assicurava ai sudditi la possibilità di limitare il potere assoluto dei sovrani e di esercitare , almeno in parte, i loro diritti civili. Ecco cosa garantivano alcuni articoli della Costituzione concessa da Ferdinando I : ( leggere )*
Art. 14 – Il governo della nazione del regno delle Due Sicilie è una moderata monarchia ereditaria.
Art. 15 – La potestà di far le leggi risiede nel parlamento col re.
Art. 121 – I deputati saranno inviolabili per le di loro opinioni; e non potranno per queste esser molestati in alcun tempo, in alcun caso e da autorità alcuna.
Art. 165 – Le restrizioni dell’autorità del re sono le seguenti:
I. Non può impedire il re […] la convocazione del parlamento […] né sospenderlo, né scioglierlo, né in modo alcuno disturbarlo nelle sue sessioni e deliberazioni. Coloro che lo consigliassero o lo aiutassero in qualunque tentativo di simil fatta, saran dichiarati traditori, e saran perseguitati come tali;
VIII. Non può il re da per se stesso imporre contribuzione alcuna diretta od indiretta, né chieder somma sotto pretesto alcuno per qualunque oggetto: ma ciò dee sempre decretarsi dal parlamento;
X. Non può il re prendere la proprietà di alcun cittadino , o di alcuna corporazione […] e quando in alcun caso si conoscesse necessario di prendere la proprietà di un particolare per oggetto di pubblica utilità, non potrà farlo senza che il proprietario ne sia reso indenne con proporzionata equivalenza a giudizio di uomini esperti ed onesti;
XI. Non può il re privare alcuno della sua libertà, né imporgli da per se stesso alcuna pena. Il ministro segretario di Stato che segnasse un tal ordine, ed il giudice che lo eseguisse, ne saranno responsabili alla nazione, e verranno castigati come rei di attentato contro la libertà individuale.
Si capisce, quindi, perché i Carbonari napoletani fossero entusiasti di questo successo.
Nel frattempo anche la Sicilia insorge, ma i Carbonari siciliani non si accontentano di una Costituzione : essi chiedono l’indipendenza della Sicilia dal regno di Napoli !
Si verifica quindi una nuova insurrezione, stavolta indirizzata dai liberali siciliani contro quelli napoletani, che erano dell’idea che il regno non dovesse essere diviso.
Contemporaneamente Ferdinando I viene convocato a Lubiana dalla Santa Alleanza , sotto l’accusa di aver concesso ai suoi sudditi una Costituzione senza la sua autorizzazione.
Il re prima di partire da Napoli garantisce che difenderà il parlamento, ma appena arrivato a Lubiana chiede , invece, aiuto per abbatterlo.
Poco tempo dopo un esercito austriaco entra a Napoli, il parlamento viene sciolto e molti carbonari vengono incarcerati.
Morelli e Silvati furono accusati di “misfatto di cospirazione”, reato molto grave in quei tempi. La condanna a morte fu eseguita il 12 settembre 1822. Il corpo di Morelli, che aveva rifiutato i conforti religiosi, fu gettato in una fossa di calce viva.
La notizia della concessione della costituzione al regno di Napoli giunse presto anche in Piemonte, dove regnava il re Vittorio Emanuele I * e l’erede al trono, il giovane Carlo Alberto, aveva dimostrato simpatia per le idee liberali e per gli ideali della Carboneria.I Savoia godevano di buona fama presso i propri sudditi, infatti gli insorti non chiedevano che la concessione di uno statuto che trasformasse la monarchia in senso costituzionale.
Nel marzo 1821 alcuni reggimenti dell’esercito piemontese si ribellarono e marciarono su Torino chiedendo la Costituzione ; alcuni di loro volevano anche che il Piemonte si mettesse a capo dei liberali per scacciare gli Austriaci dall’Italia. Essi infatti, erano i soli a disporre di un esercito.
Vittorio Emanuele I rifiutò di concedere la Costituzione, ma non volle adoperare la forza contro i suoi sudditi, quindi rinunciò al trono in favore di suo fratello Carlo Felice.
Egli, però, in quel momento non si trovava in Piemonte , per cui la reggenza dello Stato fu affidata al giovane Carlo Alberto.*
Egli, con grande entusiasmo dei patrioti piemontesi, concesse al suo Regno una Costituzione a condizione che essa venisse accettata e confermata , al suo rientro, da Carlo Felice.
Questa concessione suscitò grandi speranze nei liberali e patrioti , che si accesero di nuove speranze.
E’ in questa occasione che Alessandro Manzoni, pieno di alte idealità patriottiche, scrisse l’ode marzo 1821:
Soffermàti sull’arida sponda,
Vòlti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,
Han giurato: Non fia che quest’onda
Scorra più tra due rive straniere;
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!
L’han giurato: altri forti a quel giuro
Rispondean da fraterne contrade,
Affilando nell’ombra le spade
Che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno stretto le destre;
Già le sacre parole son porte:
O compagni sul letto di morte,
O fratelli su libero suol.
[…]
In questa ode Alessandro Manzoni precorre i tempi e dà espressione alla speranza che i liberali d’Italia, finalmente affratellati, possano riuscire a liberare la nostra terra dalla dominazione austriaca. Gli italiani, finalmente uniti, nella visione di Manzoni, combattono insieme, legati da un giuramento fraterno e da una unica volontà : fare libero il suolo natio.In questa ode Manzoni afferma il diritto di ogni popolo ad essere libero e sovrano in terra patria ed invita gli Austriaci a lasciare finalmente libera la terra che ingiustamente tenevano soggiogata ed oppressa.
Le speranze dei patrioti furono presto deluse, perché quando Carlo Felice fece rientro in Piemonte, temendo un attacco austriaco contro il quale il Piemonte non sarebbe stato in grado di difendersi, revocò immediatamente la Costituzione e La repressione dei moti carbonari fu molto dura: alcuni patrioti vennero condannati, altri riuscirono a salvarsi in esilio.
Quando questi tornò in Piemonte, invece, spinto dal timore di un attacco austriaco contro il quale il Piemonte non avrebbe avuto possibilità di scampo, ritirò la Costituzione e represse le ribellioni dei liberali.
Persino lo stesso Carlo Alberto fu costretto a muovere contro i liberali ancora in rivolta.
Anche in Lombardia la reazione dell’Austria contro i moti carbonari fu molto dura : furono emesse molte condanne a morte che poi furono tramutate in condanne al carcere duro. Tra i processati ci furono anche Pietro Maroncelli, Federico Confalonieri e Silvio Pellico*, l’autore de “Le mie prigioni”, testimonianza della sua dura prigionia nel carcere dello Spielberg *, in Moravia da cui questa testimonianza :
Il carcere duro significa essere obbligati al lavoro, portare la catena ai piedi, dormire su nudi tavolacci, e mangiare il più povero cibo immaginabile. Il durissimo significa essere incatenati più orribilmente, con una cerchia di ferro intorno a' fianchi, e la catena infitta nel muro in guisa che appena si possa camminare rasente il tavolaccio che serve di letto*: il cibo è lo stesso, quantunque la legge dica: pane ed acqua.
Noi, prigionieri di Stato, eravamo condannati al carcere duro.
Salendo per l'erta di quel monticello, volgevamo gli occhi indietro per dire addio al mondo, incerti se il baratro che vivi c'ingoiava si sarebbe più schiuso per noi.
Nonostante i carbonari avessero dimostrato coraggio e amore di patria, però, i moti del ’20 e ’21 fallirono perché non c’era un’adeguata partecipazione da parte del popolo. La Carboneria, oltre all’eccessiva disunione, per cui gli scopi che si prefiggevano erano a volte diversi a seconda delle regioni a cui appartenevano i suoi membri, era composta per lo più da persone colte e benestanti, staccate dal resto della popolazione, che rimaneva estranea agli ideali del Risorgimento. In pratica i Carbonari non erano riusciti a fare condividere con la gente più semplice i loro progetti, quindi al momento di prendere le armi e lottare contro gli stranieri, rimanevano isolati, quando non capitava loro di peggio e venivano attaccati dal popolo stesso, che li considerava dei ribelli pericolosi.
Nonostante l’esito negativo delle rivoluzioni le rivendicazioni dei liberali non si fermarono in tutta Europa e anche in Italia si ebbero nuovi tumulti.
Ciro Menotti, a capo dei carbonari di Romagna, aveva organizzato una sorta di accordo tra i carbonari e il duca di Modena, Francesco IV. Egli sembrava disposto ad organizzare un’insurrezione dell’Emilia perché sperava di realizzare, con l’aiuto della Francia , un grande regno nell’Italia centrale. La rivolta doveva avere luogo il 15 febbraio 1831 ma alla sua vigilia il duca, temendo una reazione dell’Austria, tradì Ciro Menotti e lo fece arrestare.
I moti dilagarono ugualmente verso Bologna, in tutta la Romagna, nelle Marche ed in Umbria e in breve tempo, nonostante il duca fosse fuggito con Ciro Menotti in catene, gli insorti ebbero la meglio. Il 25 febbraio proclamarono lo Stato delle Province Unite.
L'Austria, però, non mancò di inviare ancora una volta le sue truppe, che si batterono contro i liberali, li sconfissero e permisero al duca di Mantova di riprendere il potere e di dare vita ad una feroce reazione, che costò la vita, oltre che a Ciro Menotti, anche a molti degli insorti.
Il movimento carbonaro uscì fortemente scosso da questi avvenimenti ma il desiderio di scacciare gli invasori e conquistare la propria indipendenza era troppo forte per essere spento.
Nello stemma del governo delle province unite , disegnato nei primi giorni dell’insurrezione, il fascio littorio legato da nastri tricolore è simbolo dell’unione che dà la forza, su cui poggia gli artigli l’aquila, che rappresenta l’oppressione austriaca, mentre il berretto frigio che corona lo scudo è simbolo della rivolta contro la schiavitù e l’oppressione.
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